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Bitcoin, caduta libera per la criptovaluta: colpa della Cina e di Jp Morgan?

Tra le spasmodiche ricerche sul web per capire cosa è il Bitcoin Code , e la caccia ai facili guadagni puntando su strumenti finanziari alternativi, per le criptovalute sembra essere davvero arrivato il momento della verità. Un po’ per colpa della Cina, ed un po’ a causa delle recenti dichiarazioni rilasciate da Jamie Dimon, che attualmente è l’Amministratore delegato di JPMorgan Chase, il colosso bancario e finanziario a stelle e strisce, per il Bitcoin nei giorni scorsi c’è stata una pesante correzione rispetto ai massimi storici sopra i 5 mila dollari che sono stati registrati all’inizio del mese di settembre del 2017.

In data 15 settembre, infatti, il Bitcoin sulle piattaforme decentralizzate passava di mano sotto la soglia dei 3.000 dollari, ovverosia con un crollo del 40% rispetto ai massimi all-time di inizio mese. Dopo il crollo mattutino del 15/9, in serata c’è stato poi per il Bitcoin un rimbalzo che ha riportato le quotazioni sopra la soglia dei 3.500 dollari, ma le restrizioni imposte dalla Banca Popolare Cinese sembrano aver comunque lasciato al momento il segno. D’altronde ad oggi è proprio quella cinese la piazza madre per il Bitcoin, ma a sostenere le quotazioni, evitando così nuovi crolli, potrebbero arrivare i capitali da parte degli investitori russi.

Se da un lato infatti i cinesi stanno alleggerendo le posizioni nella valuta virtuale, dall’altro a quanto pare in molte città della Federazione russa sono stati rilevati massicci acquisti. A questo punto è lecito chiedersi se da Pechino il centro, il monopolio del Bitcoin, sarà identificabile in futuro con Mosca anche se è ancora troppo presto per esserne certi.

In ogni caso, da parte della finanza tradizionale, il Bitcoin continua ad essere visto come uno strumento finanziario alternativo non solo coperto dall’anonimato, ma anche senza regole e senza alcun controllo. Con la conseguenza che, come sopra accennato, l’Ad della JP Morgan Chase, in merito proprio alla forte crescita delle quotazioni del Bitcoin, non solo ha parlato di una bolla speculativa, ma senza mezzi termini ha definito la criptovaluta una ‘frode che non finirà bene’.

Se avessi un trader che opera in bitcoin, lo licenzierei in un secondo‘, ha non a caso aggiunto il Ceo della banca americana nel corso di una conferenza che è stata organizzata da Barclays, ponendo tra l’altro l’accento sul fatto che le criptovalute rappresentano la via d’accesso a chi cerca di nascondere del denaro, così come queste possono essere utili anche ai criminali.

Non è chiaramente la prima volta che il Bitcoin subisce degli attacchi da parte di rappresentanti di istituzioni e da figure chiave del mondo bancario e finanziario, ma c’è anche da dire che le criptovalute, essendo decentralizzate, non possono essere controllate da organismi come le Banche centrali. E questo rappresenta per certi versi un ombrello, un vero e proprio guscio protettivo nei confronti di chi continua a credere nel Bitcoin ed in altre criptovalute come Ethereum, Ripple e Litecoin  solo per citare quelle più importanti.

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