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Cade il mito del lavoro a basso costo all’Est

Nei Paesi dell’Est, gli ex Paesi del blocco comunista è in corso un cambiamento sociale significativo che molto probabilmente avrà riflessi sugli equilibri economici e industriali di tutta Europa. Solo alcuni anni fa abbiamo assistito ad ondate di migrazione da queste Nazioni verso i Pesi occidentali alla ricerca di una vita migliore: nelle loro Nazioni il lavoro, se c’era, era retribuito in maniera misera e discontinua, le economie nazionali erano praticamente ferme.

Oggi sono i Paesi europei con la maggiore crescita, l’Economia sta funzionando, e insieme allo sviluppo stanno emergendo anche le istanze dei lavoratori per stipendi maggiori, per avere anche loro un maggiore benessere dal risultato del loro lavoro. Sta crescendo, quindi, il costo del lavoro, in Romania negli ultimi anni è cresciuto del 186%, del 13% in Ungheria, l’11% in Repubblica Ceca mentre in Finlandia è calato dello 0,9% e in Italia abbiamo assistito ad un incremento dello 0,9%. In Polonia la crescita economica è del 4% e la disoccupazione è scesa al 4,8%, dati che fanno invidia all’Italia, Cenerentola d’Europa.

Al momento una cassiera con tre anni d’esperienza, in Polonia, percepisce uno stipendio di 765€ ma il costo della vita è ancora decisamente inferiore che in Italia. Anche in Serbia sono in corso rivendicazioni salariali degli operai, anche con successo come negli stabilimenti serbi di FCA. Dopo le delocalizzazioni industriali nei Paesi dell’Est, assisteremo ad un rientro in Patria delle Imprese?

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