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Quando l’obiezione di coscienza viene violata

Negli Usa azione legale contro alcune strutture sanitarie

Le libertà inviolabili dell’uomo si esplicitano in diversi modi e tra questi c’è quello fondamentale della libertà di coscienza nonché di manifestazione del pensiero.

A cascata questi diritti portano ad un altro, altrettanto inviolabile e ugualmente degno di tutela, che è quello sull’obiezione di coscienza. Essa, infatti – come si può leggere in un ricco approfondimento del portale Pro Vita & Famiglia sui principi che animano l’obiettore di coscienza – non è solo il rifiuto di obbedire a un ordine della legittima autorità ritenuto ingiusto in quanto contrario alle proprie convinzioni etiche, ma è anche, appunto, il diritto a poter portare avanti, senza costrizioni o punizioni, questo rifiuto proprio per tutelare la propria etica e la propria morale.

Non sempre, però, anche le cose più scontate sono tali e alcune volte questi diritti vengono letteralmente calpestati. È quanto accaduto nelle settimane scorse negli Stati Uniti d’America, dove – come ha raccontato anche Vatican News – il Dipartimento della salute e dei servizi umani degli Stati Uniti (Hhs) ha deciso di procedere contro lo Stato della California e contro una struttura sanitaria dello Stato del Vermont per avere violato le leggi sull’obiezione di coscienza in materia di aborto. Si tratta di un emendamento introdotto dal Congresso nell’ormai lontano 1973 che esclude l’obbligo di fornire servizi abortivi o di sterilizzazione per potere accedere a fondi federali.

Secondo quanto ricostruito, infatti, la University of Vermont Medical Center avrebbe costretto un’infermiera a partecipare a un’interruzione volontaria di gravidanza contro il suo credo religioso e quindi contro le sue convinzioni morali. La California, invece, sarebbe venuta meno al cosiddetto Weldon Amendment che vieta alle agenzie federali, ai programmi e alle amministrazioni statali e locali che ricevono fondi pubblici di discriminare individui, strutture sanitarie, piani assicurativi e altri enti che rifiutano di fornire, pagare o coprire spese per aborti.

Una notizia che ha raccolto l’approvazione di tutto il mondo prolife statunitense e in particolare della Chiesa degli Usa. I vescovi, infatti, hanno diramato una dichiarazione di elogio per l’iniziativa del dipartimento federale. “Queste leggi – hanno scritto riconoscono che costringere qualcuno a compiere, pagare o partecipare in altro modo ad un aborto contro le proprie convinzioni è una odiosa violazione dei diritti di coscienza”. A firmare la nota è stato il cardinale Timothy Dolan, presidente della Commissione per la libertà religiosa della Conferenza episcopale (Usccb) e monsignor Joseph F. Naumann, presidente della Commissione episcopale per le attività Pro Vita.

Secondo i porporati, “le violazioni di queste leggi sono aumentate negli ultimi anni” e si sono detti “profondamente grati all’Ocr per aver intrapreso queste azioni forti e giuste per far rispettare la legge”. L’auspicio del mondo pro life è stato quindi quello che il Governo federale continui coerentemente su questa strada contro i trasgressori, perché “il diritto alla libertà di coscienza non diminuisce con il cambiamento delle amministrazioni”. Un chiaro riferimento, quest’ultimo, al passaggio di consegne tra l’amministrazione Trump e quella Biden che è stata effettiva in questi giorni e sarà pienamente ufficiale il prossimo 21 gennaio.

Il tema dell’obiezione di coscienza e della libertà religiosa non è però nuovo per gli Stati Uniti d’America. Già dagli anni di Obama, infatti, si è tornato a parlare molto di questo. Un dibattito nato dopo l’introduzione dell’Affordable Care Act – la riforma sanitaria dell’Amministrazione di Barack Obama, conosciuta anche e soprattutto con il nome di “Obamacare”.

La riforma, infatti, fu fin da subito, fin dai primi anni di Obama come presidente, oggetto di un vero e proprio braccio di ferro tra il Governo e le varie associazioni pro life, nonché con gli stessi vescovi statunitensi. In particolare, ciò su cui si dibatte moltissimo è il dettaglio – non di poco conto – che sancisce l’obbligo, anche per le istituzioni religiose che non siano di culto, di coprire nei propri piani assicurativi dei loro dipendenti anche i servizi abortivi e contraccettivi. Al contrario di Obama, l’amministrazione Trump si è dimostrata più sensibile a questi temi e ora l’arrivo dei democratici con Biden rischia di far ripiombare l’America in questo contenzioso.

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