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Lavoro Precario: riconosciuto il danno esistenziale

Una sentenza innovativa, la prima nel suo genere, è stata emessa dal Tribunale di Treviso a favore di un gruppo di docenti che avevano, nel 2014, citato in giudizio la Provincia in quanto di fatto loro datore di lavoro. Il fatto è semplice: per circa 20 anni, dagli anni ’90 al 2014, 12 docenti di un Istituto Professionale della Provincia di Treviso hanno lavorato con contratti a termine, assunti a settembre e licenziati a luglio, con evidenti problemi esistenziali, senza poter affrontare un mutuo per acquistare una casa, senza tredicesima né scatti di anzianità, rinunciando a tre mesi di stipendio all’anno, con tutta l’ansia che da questo può derivare, oltretutto.

Il Tribunale ha deciso che un contratto di lavoro a tempo determinato ha il significato di affrontare e coprire un momento di punta di lavoro, una situazione contingente e non può essere la normalità sostituendosi ad un regolare contratto a tempo indeterminato.

Da qui la ragione dei 12 docenti e la condanna della Provincia al pagamento di risarcimenti fino a 15 mila Euro. Per la Provincia, pur con la condanna, è andata bene comunque, contando quanto ha risparmiato in questi 20 anni con questo sistema di lavoro precario. D’ora in avanti, però, non potrà più applicare questo giochetto, finita la festa, sempreché non intenda ricorre ad altri gradi di giudizio e sperare che altri giudici ribaltino la decisione.

Quale lavoro nel futuro?

La domanda che molti si pongono verte sulla tendenza all’automazione dei processi non solo produttivi ma anche dei servizi. Uno sguardo in Giappone ci può già dire qualcosa in questo senso: alcune assicurazioni stanno sostituendo i propri impiegati con dei robot; il vantaggio è indubbio per le assicurazioni: i robot non hanno bisogno di pause, nemmeno fisiologiche, possono operare senza caduta di attenzione e di concentrazione anche per 24 ore al giorno, se questo è necessario e anche come costo, pur contando le manutenzioni e riparazioni, è molte volte inferiore al costo dei dipendenti.

Gli esperti ritengono che il mercato del lavoro si debba solo trasformare ma non c’è il rischio di cadute occupazionali; è vero? Se un robot è in grado di fare il lavoro di dieci impiegati, saranno necessarie 10 persone in più per la costruzione e la manutenzione. Ci sia consentito avere dubbi su questo e la storia industriale lo dimostra: nei processi produttivi che sono stati robotizzati si è assistito ad una caduta occupazionale che non è stata compensata dalle nuove professioni inerenti ai robot. Probabilmente ancora delle cose i robot non sono capaci di fare: se serve un elettricista, un idraulico, un muratore, non esiste un robot capace di svolgere questi mestieri e la carenza sul mercato rende queste figure preziose.

Anche la crescita demografica necessita di risposte per l’alimentazione, quindi servono persone che coltivino in modo intelligente e capace la terra, per garantire il cibo alle persone. Il futuro del mercato del lavoro, quindi, ritorna verso la manualità, verso i mestieri che sono stati un po’ abbandonati. Il futuro occupazionale passerà verso un recupero di questi lavori, elettricisti, idraulici, falegnami, fabbri, agricoltori. I giovani se vogliono avere una prospettiva lavorativa, devono pensare a tornare a sporcarsi le mani.

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