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Bolla speculativa sui mercati finanziari, cosa è e come evitarla
Bolla speculativa sui mercati finanziari, cosa è e come evitarla

Bolla speculativa sui mercati finanziari, cosa è e come evitarla

Sui mercati finanziari i prezzi dei titoli, al rialzo ed anche al ribasso, oscillano in ragione di tutta una serie di fattori che possono essere di natura fondamentale, ovverosia legati ad indicatori collegati alla finanza ed all’economia reale, ma anche meramente speculativa in quanto la maggioranza degli investitori punta al guadagno nel più breve tempo possibile, e per farlo corre dei rischi. Su alcuni asset, inoltre, spesso capita che tutti comprano e nessuno vende, il che significa che i prezzi di mercato crescono a dismisura, quasi in maniera incontrollata, con il serio rischio che si vada poi a formare quella che in gergo viene definita come una bolla speculativa.

Bolla speculativa cosa è

Quella legata alla bolla speculativa, quindi, non è altro che una fase di mercato che in genere in maniera repentina, e limitata nel tempo, porta ad un aumento dei prezzi di un insieme di asset del tutto ingiustificato, e può riguardare titoli come le azioni, le obbligazioni ed anche gli strumenti finanziari derivati. La storia delle bolle speculative è legata pure ad altri asset come ad esempio gli immobili il cui valore nel tempo può crescere per fattori puramente speculativi per poi sgonfiarsi rapidamente creando una crisi di mercato, il cosiddetto scoppio della bolla immobiliare.

L’atto finale per una bolla speculativa, infatti, è sempre rappresentato dallo scoppio che è difficile da prevedere al pari della fase di aumento incontrollato dei prezzi. Per fissare le idee, una bolla speculativa è stata rilevata pure sul mercato delle criptovalute con il Bitcoin che, quasi a 20 mila dollari nel mese di dicembre del 2017, è sceso fin sotto i $ 6.000 in meno di sei mesi.

Quando scoppia una bolla speculativa

Dopo la fase di crescita incontrollata dei prezzi, la bolla speculativa scoppia, spesso attraverso correzioni profonde e repentine dei prezzi, nel momento in cui non si trovano più investitori disposti ad acquistare alle quotazioni correnti. Ne consegue che chi ha precedentemente comprato attiva una vera e propria corsa alla vendita per monetizzare i guadagni o per limitare le perdite sfuggendo così a quello che, inesorabilmente, sarà un bagno di sangue. E questo perché sul mercato ora a prevalere è il sentiment per cui il valore reale degli asset interessate alla formazione della bolla, e le relative prospettive, hanno subito un drastico ridimensionamento.

Come evitare una bolla speculativa?

Se da un lato, sui mercati finanziari, la formazione di bolle speculative è inevitabile, dall’altro queste fasi di mercato, specie da parte dei piccoli investitori, devono essere seguite attraverso un’operatività prudente ed accorta al fine di evitare pesanti perdite. Per non bruciarsi, nell’ambito della formazione di una bolla speculativa, occorre diffidare dell’aumento dei prezzi veloce ed ingiustificato degli asset, e per questo gli ordini impartiti è bene che siano sempre accompagnati da adeguati livelli di stop loss e di take profit al fine di uscire dal mercato limitando le perdite, oppure di consolidare i profitti evitando di voler seguire tutta la sezione di rialzo collegata alla bolla speculativa che, infatti, di norma scoppia quando sul mercato regna una euforia eccessiva ed incontrollata che poi tende a trasformarsi rapidamente in panico e frustrazione.

La bolla speculativa dei tulipani

Una delle bolle speculative della storia del capitalismo, risalente addirittura al Seicento, è quella dei tulipani che colpì l’economia olandese. Nota anche come tulipomania, la bolla speculativa sui prezzi dei bulbi dei fiori si formò al tempo in quanto il tulipano era considerato come merce di lusso, un vero e proprio status symbol. I prezzi iniziarono a crescere a dismisura fino a quando, nel mese di febbraio del 1637, le quotazioni erano così alte che da un giorno all’altro non si trovarono più compratori. I commercianti di tulipani iniziarono così a vendere a rotta di collo con la conseguenza che in tanti caddero nella rovina finanziaria, con il cerino in mano praticamente, in quanto i prezzi dei bulbi dei fiori erano crollati ad appena un decimo del loro valore massimo di mercato.

La bolla speculativa delle Dot-com

Decisamente più recente, invece, è la bolla speculativa delle Dot-com che è nota, in inglese, anche come Dot-com Bubble. La bolla speculativa si verificò al Nasdaq, l’indice azionario dei titoli tecnologici, ed ebbe una durata pari all’incirca a tre anni tra il 1997 ed il 2000. In questi tre anni, infatti, i prezzi dei titoli tecnologici salirono in maniera incontrollata e senza alcuna logica collegata ai fondamentali economici e finanziari. A partire poi dal 10 marzo del 2000, quando il Nasdaq Composite toccò un massimo intraday a 5132,52 punti, i prezzi iniziarono a crollare in maniera repentina al punto che molte di queste Dot-com furono costrette a dicharare bancarotta.

A fallire furono società come Pets.com, ma anche i titoli di grandi player come Cisco Systems ed Amazon.com al tempo scesero tanto in Borsa per poi riprendersi alla grande negli anni successivi a conclusione di una fase di consolidamento che portò alla sparizione di decine di imprese tecnologiche di media e di piccola dimensione anche attraverso operazioni di acquisizione a buon mercato.

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