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Laureati al lavoro: l’Italia è indietro

Negli anni ’80 si diceva che il diploma garantiva un buon lavoro, erano pochi i diplomati che nel breve termine non trovavano lavoro, la maggior parte di questi per via della votazione scarsa alla Maturità, mentre bastava il pezzo di carta della Laurea per ottenere un buon lavoro appena usciti dall’Università. Come sono cambiati i tempi!

Oggi il diploma non vale quasi più nulla, non è il titolo di studio che procura il lavoro ma la conoscenza, la referenza o raccomandazione come si diceva un tempo. Ricordo bene come molti anni fa una donna, moglie di un dirigente, non riusciva ad essere assunta dall’Azienda del marito finché non si iscrisse al collocamento con il titolo di ”lucidatrice” e guarda caso pochi giorni dopo vi fu una chiamata al collocamento per una Lucidatrice e l’unica disponibile era lei.

Da allora la soprannominammo “Aspirapolvere”, senza alcun titolo di studio le vennero affidati incarichi ben remunerati. Questo per far capire come funzionavano e tuttora funzionano le dinamiche lavorative. Non deve stupire, quindi, se laureati con il massimo dei voti vanno a finire a lavorare nei Fast food o nemmeno quello…In Sud Africa coloro che raggiungono la Laurea trovano rapidamente lavoro. In Italia i laureati, in media, trovano lavoro entro un anno dalla laurea solo nel 76% dei casi, gli altri restano a spasso col loro titolo in tasca.

Esistono anche in Italia eccellenze, il Politecnico di Torino vanta il record mondiale con il 94% dei laureati che trova lavoro entro un anno ma in generale questo non è. L’Italia anche sotto questo aspetto è nella coda d’Europa: può stupire, dunque, la fuga dei giovani verso l’estero?

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