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Coronavirus in Europa: uno sguardo d’insieme

In questo giorni stiamo vivendo tutti nell’allarmismo più totale, a causa del Coronavirus che si sta diffondendo a macchia d’olio nel nostro paese. Il web pullula di commenti preoccupanti, di complotti e teorie designate per giustificare quanto stia accadendo. In molti insomma ignorano il fatto che il Covid-19 si stia diffondendo per pura causalità, che purtroppo non può essere controllata. Vediamo dunque qual è stato l’approccio di alcuni stati europei a questa potenziale epidemia che si allarga ogni giorno di più, provocando ahimè, anche dei decessi.

La situazione italiana

Al momento pare che tra i Paesi europei, è l’Italia ad avere più casi registrati. Il governo ha provato ad intervenire celermente per contenere la diffusione. È dal 30 Gennaio che aveva bloccato i voli diretto per la Cina (e sulla stessa nostra lunghezza d’onda, le stesse misure erano state poi adottate da Grecia e Repubblica Ceca). Tuttavia questo da solo non è bastato per evitare che il Coronavirus entrasse nel nostro Paese.

Pur avendo registrato centinaia e centinaia di casi, i virologi italiani rassicurano circa l’aumento dei contagi, elogiando anche le misure che attualmente sono state adottate per scovare tutti coloro che hanno con tratto il virus.

Sebbene la Cina avesse provato a gestire all’interno dei suoi confini l’espandersi del Covid, non è stato palesemente possibile evitare che lo stesso giungesse sino in occidente. I vari contagi dunque manifestatisi in Italia erano più che prevedibili. Gli esperti credono infatti che il contagio non si potesse evitare: la Cina ha dichiarato l’emergenza in ritardo. E considerando il tempo di incubazione del virus, che può arrivare fino a 14 giorni, lo spostamento dei potenziali portatori era ormai avvenuto quando Wuhan è stata messa in isolamento forzato.

Sta di fatto che secondo i virologi italiani pur essendoci un aumento considerevole nei casi di coronavirus nel nostro paese, non siamo di fronte ad una diffusione epidemica. Stiamo solo scoprendo con estremo ritardo persone positive al virus ma che lo avevano contratto settimane fa.

La situazione francese

La Francia ha gestito in modo diverso la questione Coronavirus. Anziché chiudere i voli diretti da e per la Cina, come abbiamo fatto noi (ma solo dal 30 Gennaio), a partire dal 18 Gennaio ha tappezzato FLI aeroporti di manifesti informativi. Questi ultimi dovevano fornire tutte le info necessarie ai passeggeri in arrivo. Inoltre a partire dal 26 Gennaio è stato attivato un servizio medico assistenziale ad hoc solo per i voli da Cina, Hong Kong, Singapore e Corea del Sud.

Niente Scanner termici dunque in Francia. Niente controlli severi, nessuna misura aggressiva. Eppure il comportamento francese, dettato direttamente dall’Eliseo, ha avuto maggiore efficacia.

La Germania

Il medesimo senso di responsabilità ha mosso anche la Germania, nonostante ad oggi si registra qualche caso di contagio. Il ministro della Salute Jens Spahn ha impegnato il personale di volo a segnalare tutti gli eventuali passeggeri di voli per e dalla Cina che mostravano sintomi sospetti prima dell’atterraggio. Anche in questo caso nessun controllo termico: molti dei contagiati su scala internazionale erano asintomatici, per cui controllare non sarebbe servito a nulla.

Il Regno Unito

Il governo inglese aveva invitato a chiunque provenisse da Cina, Thailandia, Giappone, Corea, Hong Kong, Taiwan, Sinagapore, Malesia e Macaus di rimanere a casa dinanzi a sintomi come tosse e febbre. Per coloro che hanno viaggiato di recente, e mostrano segnali di contagio, vale la regola di informare telefonicamente i medici per stabilire di comune accordo il comportamento migliore da assumere. Quello che avrebbe dovuto prevalere dunque era il massimo livello di responsabilità personale. Responsabilità che, pur non potendo contenere il contagio, quantomeno evita la paranoia e l’ossessione, che forse può far paura più del virus stesso.

About Pamela Tela

Blogger di tecnologia, viaggi ed economia. La mia passione per la scrittura mi ha permesso di intraprendere l'attività di gestione portali web che porto avanti dal 2010.