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Cannabis legale in Italia: usi consentiti e quadro normativo

L’uso di cannabis legale è un tema sicuramente molto delicato, tutt’oggi fonte di discussioni e incomprensioni. Ad oggi è possibile acquistare canapa light online in totale sicurezza.

Ma c’è una questione che continua a destare tanti dubbi: il livello di concentrazione di tetraidrocannabinolo (THC).

In questo articolo si vedrà di apportare maggiore chiarezza in merito alla faccenda partendo dalle normative di riferimento, passando poi alle varietà di canapa coltivabili legalmente, per concludere infine con la sentenza della Corte di Cassazione delle Sezioni Unite in merito a commercio e uso legati alla percentuale di THC.

Cannabis legale: ecco gli usi consentiti secondo la legge italiana

Canapa legale: legislazione di riferimento

Sappiamo che in merito alla questione della cannabis legale sono tanti i punti incongruenti che fomentano incomprensioni.

In linea generale, diciamo che sono quattro le leggi alle quali facciamo riferimento:

  • il Decreto Legislativo n. 309 del 1990 (conosciuto anche come Testo Unico in materia di sostanze stupefacenti);
  • la Decisione quadro 2004/757/GAI del Consiglio del 25 ottobre 2004, con la quale vengono fissate tutte le norme relative al traffico illecito di stupefacenti;
  • il Decreto Ministeriale del 9 novembre 2015, che disciplina la produzione e l’utilizzo di cannabis terapeutica;
  • la legge n. 242/2016, che ne regola la coltivazione.

Come si diceva poc’anzi, da una precisa analisi di ciascuna normativa potrebbero emergere degli elementi contrastanti.

Ma adesso vediamo quali sono gli usi consentiti della canapa, a cominciare dalla coltivazione.

Quali varietà di canapa si possono coltivare legalmente

Partiamo dal presupposto che non tutte le varietà di canapa possono essere coltivate legalmente.

Secondo quanto stabilito dalla legge, è possibile coltivarla solo se vengono utilizzati dei semi certificati, che devono rientrare in un catalogo comune apposito.

Il problema sorge nel momento in cui le piante coltivate producono delle infiorescenze con un livello di tetraidrocannabinolo (THC) elevato.

Va da sé che la sua concentrazione varia di pianta in pianta, per cui non è possibile prevederla con estrema certezza. Per fare un esempio, alcune infiorescenze producono un alto livello di THC se sottoposte a una prolungata maturazione.

Per questo motivo, la legge ha stabilito due soglie di ‘tollerabilità’ entro le quali i coltivatori non verranno sanzionati.

Canapa legale: 0.2% o 0.6% di THC?

Capita spesso di leggere sul web percentuali molto diverse tra loro, creando ancora più confusione tra i lettori.

Ecco, è arrivato il momento di fare maggiore chiarezza.

Nel precedente paragrafo si è parlato di ‘tollerabilità’, principio secondo il quale è stato stabilito un range di concentrazione di THC consentito dalla legge.

Secondo l’articolo 4 comma 5 della legge 242/2016 se, in caso di controlli, il livello di THC fosse superiore allo 0.2% ma inferiore allo 0.6%, il coltivatore sarebbe esente da ogni sanzione.

Tuttavia, il comma 7 dello stesso articolo stabilisce che, se questa soglia venisse oltrepassata, le autorità avrebbero il diritto di sequestrare la coltivazione, o addirittura di distruggerla.

Adesso passiamo a un argomento più controverso: la commercializzazione di canapa.

Commercio di cannabis legale: cosa dice la Corte di Cassazione

In sintesi, esistono tre diversi orientamenti.

Secondo la prima teoria, la commercializzazione dei derivati di cannabis è consentita esclusivamente per le ipotesi previste dalla legge 242/16, nonché per la ricerca e per l’uso terapeutico.

Per cui, ogni altra variante è severamente proibita.

Nel secondo orientamento, si riconosce una percentuale di THC legale, ossia non oltre lo 0.6%: questa tendenza è tuttavia minoritaria. Vengono ammesse:

  • coltivazione;
  • commercializzazione;
  • uso ricreativo.

Infine, secondo il terzo orientamento, il commercio di marijuana legale è consentito purché questa non abbia un livello di THC superiore allo 0.2%.

Quindi, risulta chiaro che non si è ancora raggiunto un punto di unione che metta tutti d’accordo una volta per tutte.

Quantità di THC per marjuana legale: quali conclusioni possiamo trarre?

A questo proposito, è stata emessa la sentenza n. 30475 in data 30 maggio 2019, depositata in Cancelleria il 10 luglio 2019 dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione.

Si è discusso sulle “disposizioni per la promozione della coltivazione e della filiera agroindustriale della canapa” disciplinate dalla legge 242/16, e queste sono le conclusioni a cui è giunta la Corte:

“La commercializzazione al pubblico di cannabis sativa L. e, in particolare, di foglie, infiorescenze, olio, resina, ottenuti dalla coltivazione della predetta varietà di canapa, non rientra nell’ambito di applicabilità della L. n. 242 del 2016 […], sicché la cessione, la vendita e, in genere, la commercializzazione al pubblico dei derivati della coltivazione di cannabis sativa L., […], sono condotte che integrano il reato di cui al D.P.R. n. 309 del 1990, art. 73, anche a fronte di un contenuto di THC inferiore ai valori indicati dalla L. n. 242 del 2016, art. 4, commi 5 e 7, salvo che tali derivati siano, in concreto, privi di ogni efficacia drogante o psicotropa, secondo il principio di offensività”.

Che cosa significa?

Che tale sentenza qualifica la legge del 2016 come norma straordinaria. In altre parole, il commercio di cannabis sativa è consentito solo per gli usi espressamente consentiti dalla legge in questione.

Pertanto, è severamente vietata la produzione di derivati di cannabis quali:

  • foglie;
  • olio;
  • resina;
  • infiorescenze;

Per concludere, la soglia di tolleranza di concentrazione di THC è rivolta esclusivamente ai coltivatori e non ai commercianti, che violerebbero quanto disciplinato dall’’art. 73 del Testo Unico.

Ma c’è un’eccezione.

È possibile commercializzare e consumare marjuana legale, purché questa e i suoi derivati siano privi di “efficacia drogante o psicotropa”.

Conclusioni

In questo articolo si è visto il quadro normativo di riferimento per gli usi consentiti di cannabis legale – ad oggi disponibile su Justbob, uno degli e-commerce di riferimento del settore.

In sostanza, le discrepanze sono dovute a un mancato accordo in merito alla percentuale di THC legale, concetto che la Corte di Cassazione a Sezioni Unite ritiene fuorviante.

È palese che ci sia bisogno di maggiore chiarezza in merito alla faccenda, soprattutto alla luce di normative che entrano in netto contrasto tra loro.

Possiamo concludere dicendo che:

  • la coltivazione di cannabis è consentita con un livello di THC non superiore allo 0.6%;
  • è possibile commercializzare e consumare canapa light purché abbia una concentrazione di THC talmente bassa da non provocare effetti psicoattivi, anche se ad oggi non abbiamo una norma di riferimento che ne delinei precisi limiti.

About Pamela

Blogger di tecnologia, viaggi ed economia. La mia passione per la scrittura mi ha permesso di intraprendere l'attività di gestione portali web che porto avanti dal 2010.