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Mercati finanziari al rialzo o al ribasso? Ecco il sentiment degli operatori

Qual è l’attuale sentiment degli operatori sul futuro andamento dei mercati finanziari ? Ebbene, tra la maggioranza degli operatori praticamente l’ottimismo regna sovrano se si considera che il 46% si attende ulteriori rialzi rispetto a solo il 13% che, invece, prevede dei cali. Sono queste, in particolare, le percentuali che sono emerse dal sondaggio, al mese di settembre del 2017, che Assiom Forex ha condotto fra i suoi associati avvalendosi della collaborazione di Radiocor Plus. Ma cosa alimenta l’ottimismo degli operatori in merito all’andamento dei mercati?

Ebbene, al riguardo il primo aspetto preso in considerazione riguarda lo scenario di crescita economica che è in moderata accelerazione in Europa, anche se con qualche criticità, e che è robusto negli Stati Uniti dove gli operatori di Wall Street sembrano aver accolto positivamente la riforma fiscale che è stata annunciata per sommi capi dal Presidente degli Stati Uniti Donald Trump.

Il Presidente USA in merito ha parlato di una rivoluzione fiscale senza precedenti negli States in virtù del fatto che l’obiettivo sarà quello di tagliare in prevalenza le tasse al ceto medio, ma nel complesso, anche attraverso un’armonizzazione e riduzione delle aliquote fiscali, pagheranno meno tasse non solo le persone fisiche, ma anche le aziende con quelle che hanno investito all’estero che, tra l’altro, avranno la possibilità di far rientrare negli USA i capitali sfruttando una tassazione agevolata.

Per quel che riguarda gli scaglioni di imposta, Donald Trump ha rivelato che questi passeranno da sette a tre con il livello di prelievo per i redditi più alti che sarà al 35% rispetto all’attuale 39,6%. Il secondo scaglione di imposta, quello intermedio, sarà al 25% mentre la terza ed ultima aliquota, quella per i redditi più bassi, sarà portata al 12% rispetto all’attuale 10%.

Il Corriere.it mette però in evidenza come in America quella della corposa riduzione delle tasse rappresenti una leva che è stata già azionata in passato, e che nel complesso ha poi portato a risultati deludenti in quanto il gettito perso non è stato recuperato e, di conseguenza, è andato a scaricarsi sul debito pubblico. L’esempio storico più calzante è quello dell’epoca in cui, tra il 1981 ed il 1988, a guidare gli States c’era il Presidente Ronald Reagan, quando la riduzione delle tasse venne fatta senza riuscire a trovare un equilibrio tra gli sconti fiscali e le esigenze del bilancio federale.

Quel che è certa per ora, se le promesse di Donald Trump saranno mantenute, è la cosiddetta no tax area che negli States sarà decisamente più ampia. Nel dettaglio, grazie al piano di riduzione delle tasse i single che dichiareranno fino a 12 mila dollari non pagheranno tasse, e lo stesso dicasi per i nuclei familiari con redditi annui fino alla soglia dei 24 mila dollari. A questo punto negli States è chiaro che, dopo che Donald Trump è uscito allo scoperto, la riforma fiscale nei prossimi mesi sarà decisiva per la tenuta della stessa presidenza ma anche per la credibilità del partito repubblicano.

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